PILATES FISIOS

“PilatesFisios metodo Silvia Raneri” è un’evoluzione del metodo Pilates classico: nasce dalla necessità di definire e differenziare un approccio con fini “riabilitativi” o “rieducativi” da un altro con finalità più generiche di “fitness” o “benessere”.
Silvia Raneri è una fisioterapista che ha sviluppato questo particolare approccio basato sulla codifica dei principi base della tecnica Pilates in relazione a ricerche scientifiche accreditate, sulle sue esperienza lavorative maturate in ambito ortopedico e neurologico ma anche sulla sua esperienza di “terapeuta” nel senso più completo del termine. Ha l’obiettivo di restituire al paziente la miglior funzionalità motoria possibile, considerando sia le implicazioni fisiche che psichiche, a renderlo autonomo nella gestione dei propri limiti e delle proprie potenzialità motorie nella vita quotidiana. Differenze tra Pilates “fitness” e “PilatesFisios metodo Silvia Raneri” Numerose sono le differenze che si possono evidenziare, soprattutto in relazione ai rispettivi obiettivi: l’uno relativo all’ “allenamento-benessere” e l’altro alla “riabilitazione della funzione”. Nel Pilates “fitness” l’obiettivo dichiarato che sembra prevalere, specialmente nelle sedute di gruppo, è quello di favorire un generico benessere psicofisico e un miglioramento posturale che molto spesso è ottenuto più dai benefici indotti dalla pratica di un’attività fisica a basso impatto e relativamente controllata, che da una vera e propria valutazione specifica della postura e degli schemi di movimento utilizzati dal cliente. Per questo motivo la valutazione (posturale statica e/o dinamica) quando presente, è spesso limitata o generica rispetto alla valutazione riabilitativa e gli esercizi proposti sono utilizzati per allenamento di tutti i muscoli del corpo, spesso senza tener conto dei loro ruoli funzionali e soprattutto delle specifiche modalità di attivazione. La progressione non è strettamente legata alla capacità effettiva del cliente di stabilizzare il nucleo profondo e su questo organizzare il movimento globale, ma è più legata alla necessità di proporre esercizi “accattivanti” per non annoiare il cliente e diversificare la lezione o, peggio ancora, determinata dal tentativo di rendere più impegnativa fisicamente la seduta attraverso uno sforzo fisico maggiore (spesso a scapito del controllo e della qualità del movimento) finendo per “stabilizzare” solo i meccanismi di compenso utilizzati dal cliente. Una forte tendenza iniziale alla flessione (forse retaggio del vecchio assunto che “estendere la colonna fa sempre male ed è rischioso”), allo stretching estremo ispirato alla danza, ai movimenti vicino alla massima ampiezza articolare e l’utilizzo di alte resistenze e poche ripetizioni caratterizzano solitamente questo tipo di approccio. Le modifiche proposte per personalizzare l’esercizio anche in relazione ad eventuali patologie specifiche presenti risultano superficiali e standardizzate in rigidi protocolli che poco lasciano all’elaborazione personale e al ragionamento per obiettivi. In “PilatesFisios metodo Silvia Raneri gli esercizi vengono utilizzati per valutare il paziente, in modo da identificarne eventuali disfunzioni motorie e per riabilitarlo, cioè rieducare la funzionalità e migliorare le sue performances motorie. Essi vengono proposti seguendo una logica di progressione che va dalla ricerca di una stabilizzazione dapprima statica e poi dinamica allenando il sistema di stabilizzazionelocale e successivamente integrandolo con quello globale, dando primaria importanza al recupero della zona neutra piuttosto che al raggiungimento della flessibilità sino al massimo range articolare. La priorità delle sedute è strettamente aderente all’obiettivo riabilitativo e all’interpretazione scientifica dei principi fondamentali e quindi tutto il trattamento è basato su criteri scientifici comprovati. Gli esercizi vengono poi modificati in relazione alla qualità dell’esecuzione da parte del paziente e alle caratteristiche della patologia. Nell’ambito della seduta il terapista utilizza l’approccio verbale per spiegare l’esercizio ma prevalentemente quello tattile-propriocettivo intervenendo sul paziente manualmente o con supporti vari, per facilitare la percezione, l’identificazione e l’attuazione precisa del movimento richiesto. La visualizzazione mentale è inoltre utilizzata come “linguaggio universale” per suscitare il ricordo di sensazioni e percezioni da utilizzare come stimolo per migliorare l’esecuzione motoria. Concludendo possiamo dire che la qualità delle diverse proposte di Pilates “fitness” dipende in gran parte dalla tipologia di esperienza professionale dell’insegnante e comunque esso ha l’obiettivo di promuovere e/o mantenere il benessere generale della persona e non di elaborare e proporre un vero e proprio trattamento riabilitativo; obiettivo invece che è proprio del “PilatesFisios metodo Silvia Raneri”. Fortunatamente oggigiorno le persone sono molto più consapevoli e informate e questo permette loro di identificare, almeno a grandi linee, l’approccio adeguato alle proprie esigenze.